I fringe benefit aiutano le aziende a motivare i dipendenti, ottimizzare la tassazione e incrementare l'attrattiva di un posto di lavoro. In questo articolo scoprirai cosa sono, come funzionano e chi può beneficiarne.
Che cosa sono i fringe benefit? Il significato
I fringe benefit (la cui traduzione in italiano è beneficio accessorio) sono dei vantaggi non monetari che un'azienda può offrire ai propri dipendenti in aggiunta allo stipendio. Si tratta di beni o servizi messi a disposizione dal datore di lavoro che hanno lo scopo di migliorare il benessere del lavoratore e fidelizzarlo, ottimizzando allo stesso tempo la tassazione.
In contabilità, la corretta gestione di questi importi segue logiche simili a quelle della partita doppia, con registrazioni che tengono conto sia del costo aziendale sia del beneficio per il dipendente.
A differenza del salario tradizionale, i fringe benefit non vengono erogati in denaro contante, ma assumono delle forme concrete e spesso personalizzate, con un impatto positivo sia sull’esperienza lavorativa che sul clima aziendale.
Scopri il nostro conto businessQuali tipi di fringe benefit esistono?
I fringe benefit possono assumere forme molto diverse, a seconda delle scelte della singola azienda e delle esigenze dei dipendenti.
Tra i più comuni esempi di fringe benefit troviamo:
- buoni pasto (cartacei o elettronici), per coprire le spese di ristorazione
- auto aziendali concesse per uso promiscuo (lavoro + vita privata)
- buoni carburante per rifornimenti personali o aziendali
- alloggi aziendali o rimborsi per affitto e interessi del mutuo della prima casa
- polizze assicurative sanitarie o sulla vita
- dispositivi elettronici come smartphone, tablet o computer
- abbonamenti ai trasporti pubblici, anche extraurbani
- asili nido e servizi per l’infanzia offerti dall’azienda
- prestiti agevolati concessi ai dipendenti
- rimborso utenze domestiche (luce, gas, acqua)
- rimborsi per spese scolastiche o corsi di formazione
- voucher e carte spesa (se conformi ai requisiti fiscali)
- servizi di welfare aziendale personalizzati
Accanto ai benefici più tradizionali, negli ultimi anni si sono affermati anche i flexible benefit, dei pacchetti personalizzabili che permettono al dipendente di scegliere i beni o servizi più utili in base alle proprie necessità individuali.
Alcune aziende, ad esempio, includono anche il rimborso chilometrico per coprire le spese di viaggio sostenute con mezzi propri, rendendo questo strumento ancora più vantaggioso e vicino alle esigenze reali dei lavoratori.
Chi può ricevere i fringe benefit?
I fringe benefit possono essere riconosciuti a diverse categorie di lavoratori, sia nel settore privato che in quello pubblico, a seconda delle politiche aziendali o degli accordi contrattuali.
Dipendenti, dirigenti e quadri
La maggior parte dei fringe benefit viene erogata ai lavoratori dipendenti, sia a tempo indeterminato che determinato. Questi vantaggi possono essere previsti dal contratto individuale, dagli accordi aziendali o concessi su iniziativa del datore di lavoro.
A differenza del welfare aziendale, che deve essere rivolto a tutti i dipendenti o a gruppi omogenei, i fringe benefit possono essere concessi anche a un singolo lavoratore, in base alle sue esigenze o a una scelta specifica dell’azienda.
In molti casi, i fringe benefit sono più frequenti tra quadri, manager e figure apicali, soprattutto per quanto riguarda le auto aziendali, le polizze sanitarie o i benefit legati alla produttività.
Casi particolari: neoassunti che trasferiscono la residenza
Una novità introdotta dalla Legge di Bilancio 2025 riguarda i dipendenti assunti a tempo indeterminato nel corso dell’anno, con un reddito da lavoro dipendente nell'anno precedente fino a 35.000 €, che trasferiscono la propria residenza oltre 100 km dalla precedente.
In questo caso, le somme erogate o rimborsate per l’affitto e la manutenzione dell’alloggio non concorrono a formare il reddito imponibile fino a un massimo di 5.000 € annui, per i primi due anni di lavoro.
Scopri il servizio di fatturazione gratuitoQuali soglie di esenzione si applicano per la tassazione dei fringe benefit nel 2026?
Nel 2026 i fringe benefit restano esclusi dalla tassazione entro determinati limiti. In pratica, fino a una certa soglia, i beni e servizi offerti dall’azienda ai dipendenti non vengono considerati reddito e quindi non sono soggetti a imposte.
La soglia standard prevista dal TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi) è di 258,23 € all’anno. Se il valore complessivo dei benefit ricevuti resta entro questo limite, il lavoratore non paga tasse su quei vantaggi.
Negli ultimi anni però, per sostenere famiglie e lavoratori, queste soglie sono state aumentate. La Legge di Bilancio 2025 ha, infatti, confermato due nuovi limiti validi fino al 2027:
- 1.000 € all’anno per i lavoratori senza figli a carico
- 2.000 € all’anno per chi ha figli fiscalmente a carico
Oltre ai classici voucher o buoni spesa, all'interno di questi tetti di spesa (1.000 € o 2.000 €) possono essere inclusi anche:
- Il rimborso delle utenze domestiche (luce, gas e acqua).
- Le spese per l'affitto della prima casa.
- Gli interessi sul mutuo relativo alla prima casa.
Per beneficiare del limite di 2.000 €, il dipendente deve dichiarare al datore di lavoro di avervi diritto, indicando il codice fiscale dei figli a carico. Si considerano "a carico" i figli con un reddito annuo non superiore a:
- 4.000 € se di età pari o inferiore a 24 anni.
- 2.840,51 € se di età superiore a 24 anni.
Nota bene: Se il valore dei benefit supera anche di un solo centesimo la soglia spettante, l'intero importo diventa tassabile in busta paga, non solo l'eccedenza.
Tutti i fringe benefit sono tassabili?
Non sempre. La tassazione dei fringe benefit dipende da diversi fattori: il tipo di beneficio, le modalità con cui viene erogato e la frequenza con cui il dipendente lo riceve.
Alcuni benefit sono esenti da tassazione, purché rispettino tutte le condizioni previste dalla legge. Ad esempio, se sono assegnati nel rispetto dei limiti annui (come i 1.000 € o 2.000 € visti in precedenza), se sono tracciabili, nominativi e non cedibili a terzi (nel caso di voucher o carte), allora non generano reddito imponibile e non subiscono trattenute fiscali o contributive.
Come influiscono i fringe benefit sul TFR (Trattamento di Fine Rapporto)?
Un altro aspetto da considerare riguarda il Trattamento di Fine Rapporto (TFR). Secondo l’art. 2120 del Codice Civile, anche i compensi in natura entrano nel calcolo del TFR se sono erogati con regolarità e non in via occasionale.
In pratica, se un fringe benefit viene riconosciuto in modo continuativo, va incluso nella base di calcolo per il trattamento di fine rapporto, al pari delle altre voci che compongono la retribuzione.
Scopri di più su FinomCosa succede se si supera la soglia dei fringe benefit?
Se durante l’anno il valore dei fringe benefit concessi supera il limite di esenzione previsto dalla normativa, l’intero importo diventa imponibile. Non si tassa, quindi, solo la parte eccedente la soglia, ma tutto il valore dei benefit ricevuti.
Questo significa che l’intera somma rientrerà nel reddito da lavoro dipendente e verrà sottoposta a tassazione ordinaria, con le rispettive ritenute fiscali e contributive calcolate direttamente sui fringe benefit in busta paga. Il beneficio perde, perciò, il suo vantaggio fiscale e viene trattato come se fosse a tutti gli effetti uno stipendio aggiuntivo.
Per esempio, se un dipendente con figli a carico riceve un fringe benefit per un valore totale di 2.100 € (quindi oltre i 2.000 € previsti dalla soglia di esenzione), i 2.100 € saranno tassati interamente, e non solo i 100 € in più. Questo vale sia per i benefit in natura che per eventuali rimborsi spese (come affitto o utenze domestiche) concessi come fringe benefit.
Il datore di lavoro ha il compito di monitorare l’importo complessivo dei benefit erogati e applicare la corrispettiva tassazione nel momento in cui risulta chiaro che si supererà la soglia prevista dalla normativa. In alcuni casi, la trattenuta fiscale può partire anche dal primo cedolino, se si prevede che il limite verrà superato entro la fine dell'anno.
Come si calcolano i principali fringe benefit?
Il valore dei fringe benefit non si basa sul semplice prezzo di mercato, ma segue dei criteri precisi stabiliti dal TUIR.
Ogni tipologia di beneficio ha una modalità di calcolo diversa, pensata per stimare in modo equo il vantaggio economico ottenuto dal dipendente. Vediamo i casi più comuni.
Auto aziendale
Quando l’azienda assegna un’auto al dipendente per uso promiscuo (cioè sia lavorativo che personale), il valore del fringe benefit viene calcolato su una percorrenza convenzionale di 15.000 km annui, moltiplicata per il costo chilometrico definito dalle tabelle ACI.
Dal 1° gennaio 2025, il valore imponibile è pari al 50% di questo importo, ridotto al 20% per le auto ibride plug-in e al 10% per quelle elettriche.
Esempio pratico
Se un dipendente senza figli (soglia 1.000 €) riceve un'auto elettrica con un valore ACI di 0,40 €/km:
- Calcolo: 15.000 km*0,40 €*10% = 600 €.
- Risultato: Il valore di 600 € è interamente esentasse perché inferiore alla soglia di 1.000€, e restano ancora 400 € per altri benefit (come i buoni spesa).
- Se l'auto fosse stata Diesel (50%): 15.000 km 0,40 €*50% = 3.000 €. In questo caso, superando la soglia, l'intero importo di 3.000 € verrebbe tassato in busta paga.
Attenzione: per le vetture assegnate prima del 2025 od ordinate entro il 31 dicembre 2024, continua ad applicarsi il precedente sistema basato sulle emissioni di CO₂.
Alloggio fornito dal datore di lavoro
Se l’azienda concede un’abitazione in uso al dipendente, il valore del fringe benefit si calcola partendo dalla rendita catastale dell’immobile, a cui si sommano tutte le spese sostenute dall'organizzazione (utenze, manutenzione ecc.). Da questo totale si sottrae, quindi, l’eventuale quota pagata dal lavoratore.
Se l’alloggio è concesso per obbligo di residenza legato al lavoro, si considera solo il 30% del valore.
Prestito agevolato
Quando un’azienda concede a un dipendente un prestito a condizioni agevolate, cioè con un tasso di interesse più basso rispetto a quello di mercato, la differenza viene considerata un fringe benefit.
Per capire quanto vale questo vantaggio, si confrontano due elementi:
- gli interessi calcolati al tasso effettivamente applicato dall’azienda (ad esempio, un tasso agevolato dell’ 1%)
- gli interessi calcolati usando il Tasso Ufficiale di Riferimento (TUR) fissato periodicamente dalla Banca d’Italia
La differenza tra questi due importi rappresenta il beneficio economico ottenuto dal lavoratore.
Dal 2024, però, la normativa ha introdotto un criterio più favorevole: si considera tassabile solo il 50% di questa differenza. Questo vale per ogni rata del prestito, rendendo così il benefit meno pesante dal punto di vista fiscale rispetto al passato.
In pratica, se il risparmio totale sugli interessi in un anno fosse di 400 €, il fringe benefit da dichiarare sarebbe solo di 200 €.
Voucher e buoni spesa
I voucher, come i buoni pasto o i buoni carburante, rientrano tra i fringe benefit quando hanno un valore nominale (cioè un importo preciso scritto sul buono stesso) e sono utilizzabili per acquistare beni o servizi specifici.
Per essere esenti da tassazione, devono rispettare alcune regole stabilite dalla legge. In particolare:
- devono essere nominativi, cioè intestati al lavoratore
- devono essere non cedibili, quindi non possono essere scambiati o regalati ad altri
- devono essere utilizzati per intero (non è possibile usarli parzialmente)
- devono rispettare i limiti di esenzione previsti dalla normativa in vigore
Quando questi voucher vengono forniti in formato elettronico (tramite app, card o portali digitali), devono essere tracciabili e chiaramente associati al singolo lavoratore, per poter godere dell’agevolazione fiscale.
Infine, è importante che il valore di questi benefit sia indicato chiaramente in busta paga. Anche se non tassati, devono essere registrati correttamente, così da permettere al dipendente di sapere esattamente cosa ha ricevuto e se rientra nei limiti di esenzione.
Cosa è cambiato nel triennio 2024-2026 per i fringe benefit?
Una delle novità più significative, consolidata con la Legge di Bilancio 2025 e valida per tutto il 2026, è l’estensione dell’esenzione fiscale a rimborsi per spese essenziali come l’affitto della prima casa, gli interessi sul mutuo e le utenze domestiche (acqua, luce e gas).
Un’altra misura cardine riguarda i neoassunti che trasferiscono la residenza oltre 100 km: per loro è prevista un’esenzione speciale fino a 5.000 € annui per i primi due anni, specificamente per le spese di alloggio. Questa agevolazione si somma alle soglie ordinarie, offrendo un supporto concreto alla mobilità professionale.
Infine, per favorire la transizione ecologica, dal 2025 è entrato a regime il nuovo calcolo per l'auto aziendale. Il valore tassabile non dipende più dalle emissioni di CO₂, ma è fortemente scontato per i veicoli green: solo il 10% del valore ACI per le auto elettriche e il 20% per le ibride plug-in, contro il 50% previsto per i motori termici tradizionali.
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