La sanzione per dichiarazione infedele può pesare sui conti di un’attività quando una dichiarazione fiscale contiene errori, omissioni o crediti indicati in modo errato. Vediamo quando si applica, come si calcola e come ridurla con il ravvedimento.
Che cos’è una sanzione per dichiarazione e quali tipi esistono?
Le sanzioni legate alla dichiarazione cambiano in base al tipo di errore commesso, al ritardo e all’eventuale imposta dovuta. In generale, le situazioni principali sono tre: dichiarazione tardiva, omessa e infedele.
Dichiarazione tardiva ma valida
La dichiarazione è tardiva quando viene inviata dopo la scadenza, ma comunque entro 90 giorni. In questo caso resta valida e comporta una sanzione amministrativa da 250 € a 1.000 € (art. 1, comma 1, e 5, comma 1, del D.lgs. n. 471/1997).
Con il ravvedimento operoso, l’importo può ridursi a 25 €. Se ci sono imposte non versate, si applicano anche le sanzioni per omesso versamento.
Dichiarazione omessa
La dichiarazione diventa omessa quando viene presentata oltre 90 giorni dalla scadenza o non viene inviata.
In questo caso, la sanzione ordinaria è pari al 120% delle imposte dovute, con un minimo di 250 €. Se non risultano imposte da pagare, la sanzione va da 250 € a 1.000 € (art. 15 del D.Lgs. 158/2015).
Dopo il D.Lgs. 87/2024, la normativa prevede specifiche riduzioni sanzionatorie in caso di regolarizzazione spontanea della dichiarazione prima dell’avvio di controlli formali.
Dichiarazione infedele
La dichiarazione è infedele quando contiene dati non corretti che riducono l’imposta dovuta o aumentano un credito non spettante.
Può riguardare redditi non dichiarati, costi non deducibili, detrazioni errate o crediti indicati in misura superiore al dovuto.
Scopri il nostro conto businessQuale sanzione si applica alla dichiarazione infedele?
La sanzione per dichiarazione infedele dipende da come emerge l’errore. Il riferimento è il D.Lgs. 471/1997, aggiornato dal D.Lgs. 87/2024.
Se l’irregolarità viene accertata dall’Agenzia delle Entrate, la sanzione ordinaria è pari al 70% della maggiore imposta dovuta o del minor credito spettante, con un minimo di 150 € (250 € per la dichiarazione del sostituto d’imposta).
Se il contribuente presenta una dichiarazione integrativa dalla quale emerge la violazione, la sanzione è pari al 50% della maggiore imposta dovuta oppure a 150 € se non risultano imposte da versare.
Sono inoltre previste regole specifiche in alcune situazioni particolari:
- sanzione del 46,67% della maggiore imposta se ricorrono le condizioni previste dall’articolo 1, comma 4 (maggiore imposta inferiore al 3% di quella dichiarata e comunque non superiore a 30.000 €)
- sanzione dal 105% al 140% della maggiore imposta in caso di documenti falsi, operazioni inesistenti o altre condotte fraudolente, come previsto dall’articolo 1, comma 3
Come funziona il ravvedimento per la sanzione da dichiarazione infedele?
Il ravvedimento della sanzione per dichiarazione infedele consente di ridurre il costo della violazione se l’impresa corregge l’errore prima di ricevere comunicazioni formali da parte dell'Agenzia delle Entrate.
In genere, il percorso prevede i seguenti passaggi:
- Presentare una dichiarazione integrativa con i dati corretti.
- Versare la maggiore imposta dovuta o restituire il credito usato in eccesso.
- Pagare interessi e sanzione ridotta, applicando le regole del ravvedimento operoso.
- Usare il modello F24 con i codici tributo corretti per imposta, interessi e sanzione.
Come si applica la sanzione per dichiarazione infedele IVA?
La sanzione per infedele dichiarazione IVA si applica quando dalla dichiarazione emerge un’imposta inferiore al dovuto o un’eccedenza detraibile o rimborsabile superiore a quella spettante.
La sanzione ordinaria è pari al 70% della maggiore imposta o del credito indebito, con un minimo di 150 € (art. 2 del D.Lgs. 87/2024). Se l’impresa presenta una dichiarazione integrativa prima dei controlli, può, anche in questo caso, ridurre l’importo dovuto grazie al ravvedimento.
I codici tributo per la sanzione da dichiarazione infedele
Nel modello F24, il codice tributo della sanzione cambia in base all’imposta ravveduta. I principali sono:
- 8901 per IRPEF
- 8902 per addizionale regionale IRPEF
- 8904 per IVA
- 8906 per sostituti d’imposta
- 8907 per IRAP
Il codice 8911 riguarda altre violazioni tributarie e non è il riferimento generale per sanare una dichiarazione infedele.
Come si calcola la sanzione per dichiarazione infedele?
Per capire come si calcola la sanzione per infedele dichiarazione, bisogna partire dalla maggiore imposta dovuta o dal credito usato in modo non corretto.
La formula generale è
sanzione ordinaria = maggiore imposta dovuta o credito indebito × 70%.
Per esempio, se dalla correzione emerge una maggiore imposta di 4.000 €, la sanzione ordinaria sarà: 4.000 € × 70% = 2.800 €.
Lo stesso criterio vale quando l’errore riguarda un credito indicato o usato oltre quanto spettante.
L’importo effettivo, però, dipende anche dal momento della correzione, dal tipo di dichiarazione, dall’imposta coinvolta e dall’eventuale avvio di controlli formali da parte dell’Agenzia delle Entrate.
FAQ
Qual è la sanzione per infedele dichiarazione dei redditi?
La sanzione ordinaria è pari al 70% della maggiore imposta o del minor credito, con un minimo di 150 €. Si applica quando la dichiarazione contiene dati errati che riducono l’imposta dovuta.
La sanzione per dichiarazione infedele si può ridurre?
Sì. Se l’errore viene corretto prima dei controlli, è possibile presentare una dichiarazione integrativa e pagare imposta, interessi e sanzione ridotta applicando il ravvedimento operoso.
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