L'impresa familiare rappresenta una delle forme giuridiche più utilizzate in Italia da artigiani, commercianti e piccoli imprenditori che lavorano con i propri familiari. In questo articolo vediamo come questo istituto consente di valorizzare il contributo dei parenti che collaborano stabilmente all'attività.

Contenuti

Sintesi rapida dell’impresa familiare nel 2026

Questa tabella riassume gli aspetti fondamentali dell'impresa familiare per chi desidera una panoramica immediata.

AspettoRisposta veloce
Forma giuridicaDitta individuale con collaboratori familiari
Norma di riferimentoArt. 230-bis Codice Civile
Tassazione principaleIRPEF ordinaria o imposta sostitutiva (forfettario)
Atto notarileNecessario per la validità fiscale
Ripartizione redditoMinimo 51% al titolare, massimo 49% ai collaboratori
Contributi INPS 2026Obbligatori per titolare e collaboratori
ResponsabilitàIllimitata del solo titolare
Quando convieneRedditi medi, attività familiare stabile, regime ordinario
Quando non convieneFatturati elevati, rischio alto, regime forfettario
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Impresa familiare: definizione e art. 230-bis del Codice Civile

La definizione di impresa familiare si ricava dall'art. 230-bis del Codice Civile, introdotto con la riforma del 1975. Si tratta di una ditta individuale nella quale uno o più familiari prestano attività lavorativa continuativa e prevalente. Le caratteristiche dell'impresa familiare la distinguono dalle società: il titolare resta l'unico imprenditore con responsabilità illimitata, mentre i collaboratori acquisiscono diritti interni senza rischi verso i creditori.

Chi può partecipare: soggetti ammessi

L'art. 230-bis c.c. definisce con precisione i soggetti che possono entrare a far parte dell'impresa familiare:

  • coniuge o parte dell'unione civile
  • parenti entro il terzo grado (figli, nipoti, fratelli, zii)
  • affini entro il secondo grado (suoceri, cognati)
  • convivente di fatto, ai sensi della legge n. 76/2016, secondo l’interpretazione della giurisprudenza

La Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con la sentenza n. 11661 del 4 maggio 2025, ha riconosciuto al convivente di fatto che collabora stabilmente nell’attività diritti analoghi a quelli previsti dall’art. 230-bis c.c., pur in assenza di un’espressa previsione normativa, ampliando così la tutela prevista dall'ordinamento.

Diritti fondamentali dei familiari collaboratori

I familiari che collaborano all'impresa acquisiscono diritti specifici previsti dalla legge:

  • partecipazione agli utili dell'impresa
  • diritto sui beni acquistati con gli utili
  • partecipazione agli incrementi di valore dell'azienda, incluso l'avviamento
  • diritto di prelazione in caso di cessione dell'azienda
  • partecipazione alle decisioni sulla gestione straordinaria

Come funziona l'impresa familiare nella pratica

Il titolare dell'impresa familiare resta l'unico soggetto imprenditore a tutti gli effetti. Questo comporta la responsabilità illimitata verso i terzi: in caso di debiti, i creditori possono rivalersi sull'intero patrimonio personale del titolare. I familiari collaboratori, invece, non assumono alcuna responsabilità verso l'esterno. Il titolare gestisce autonomamente l'attività ordinaria, mentre le decisioni straordinarie sono adottate a maggioranza dai familiari che partecipano all’impresa, secondo quanto previsto dall’art. 230-bis c.c.

La regola del 51% e 49%: ripartizione degli utili

L'art. 5, comma 4, del TUIR (DPR 917/1986) stabilisce che il reddito dell'impresa familiare può essere ripartito tra titolare e collaboratori con un limite preciso: almeno il 51% deve restare in capo al titolare, mentre il restante 49% può essere suddiviso tra i familiari in proporzione alla quantità e qualità del lavoro prestato. Questo meccanismo di splitting consente di ridurre la progressività dell'IRPEF, distribuendo il carico fiscale su più soggetti.

Impresa familiare vs impresa a conduzione familiare

È fondamentale distinguere questi due concetti. L'impresa familiare è un istituto giuridico specifico, regolato dall'art. 230-bis c.c., che attribuisce diritti formali ai collaboratori. L'impresa a conduzione familiare, invece, indica genericamente qualsiasi attività gestita da membri della stessa famiglia, che può assumere la forma di società (SNCSASSRL) o di semplice impresa individuale senza i requisiti dell'impresa familiare.

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Come si apre un'impresa familiare

L'apertura di un'impresa familiare richiede innanzitutto che il titolare apra una partita IVA come impresa familiare con ditta individuale e si iscriva al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio competente. I collaboratori familiari devono essere comunicati all'INPS per l'iscrizione alla Gestione Artigiani o Commercianti, a seconda del settore di attività.

L'atto costitutivo: perché serve il notaio

L'impresa familiare può esistere anche di fatto, ma per ottenere i benefici fiscali della ripartizione del reddito è indispensabile un atto formale. L'art. 5, comma 4, lettera a) del TUIR richiede espressamente che i familiari partecipanti risultino da atto pubblico o scrittura privata autenticata, redatto anteriormente all'inizio del periodo d'imposta. 

L'atto deve indicare i nominativi dei collaboratori, il rapporto di parentela e le quote di partecipazione agli utili. Senza questo documento, l'Agenzia delle Entrate può disconoscere l'imputazione del reddito ai collaboratori.

Iscrizione INPS e costi iniziali

Sia il titolare sia i collaboratori devono iscriversi all’INPS nella Gestione Artigiani o Commercianti, a seconda dell’attività svolta. L’iscrizione comporta il versamento di contributi previdenziali obbligatori, dovuti sia dal titolare sia dai collaboratori familiari.

Per l’anno 2026, al momento, l’INPS non ha ancora pubblicato le aliquote contributive, il reddito minimale e gli importi dei contributi minimi annui per la Gestione Artigiani e Commercianti. Tali valori vengono infatti aggiornati annualmente con apposita circolare dell’INPS, generalmente nei primi mesi dell’anno.

A titolo di riferimento, nel 2025, secondo la Circolare INPS n. 38/2025, le aliquote contributive erano pari al 24% per gli artigiani e al 24,48% per i commercianti. Il reddito minimale era fissato a 18.555 €, con contributi minimi annui di circa 4.460 € per gli artigiani e 4.550 € per i commercianti.

I tempi per l’avvio dell’impresa familiare variano generalmente da poche settimane a circa un mese, considerando le pratiche camerali e l’eventuale atto notarile.

Tassazione e contributi INPS nell'impresa familiare

Il reddito dell'impresa familiare viene tassato per trasparenza, analogamente a quanto avviene nelle società di persone. Il titolare calcola l'intero reddito d'impresa e ne attribuisce una quota ai collaboratori, ciascuno dei quali dichiara la propria parte nel quadro RH del modello Redditi PF. Questa ripartizione riduce l'impatto della progressività IRPEF, specialmente per redditi medi e medio-alti.

Contributi INPS: importi e scadenze

Ogni collaboratore familiare è soggetto all’obbligo contributivo INPS. I contributi previdenziali sono dovuti sia dal titolare sia dai collaboratori e comprendono contributi fissi calcolati sul reddito minimale, nonché contributi eccedenti determinati in base al reddito d’impresa.

Le scadenze di versamento dei contributi fissi avvengono generalmente in quattro rate annuali, mentre i contributi eccedenti il minimale seguono le scadenze previste per il saldo e gli acconti IRPEF. Importi, aliquote e agevolazioni contributive vengono aggiornati annualmente dall’INPS e dalla legge di Bilancio in vigore.

Regime forfettario: quando conviene e quando no

L'impresa familiare può aderire al regime forfettario, ma con un'importante limitazione: secondo l'Agenzia delle Entrate, l'imposta sostitutiva del 15% (o 5% per le nuove attività) viene calcolata sull'intero reddito, al lordo delle quote attribuite ai familiari. 

In pratica, il reddito non si divide fiscalmente, eliminando il principale vantaggio dell'impresa familiare. Resta invece l'obbligo di versare i contributi INPS per ogni collaboratore, rendendo spesso questa combinazione poco conveniente.

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Impresa familiare tra marito e moglie: aspetti essenziali

L'impresa familiare tra marito e moglie rappresenta una configurazione molto diffusa. Il reddito può essere ripartito, ad esempio, con il 51% al titolare e il 49% al coniuge collaboratore, oppure con percentuali diverse purché rispettino il limite complessivo del 49% per i collaboratori. La scelta delle quote deve riflettere la quantità e qualità del lavoro effettivamente prestato da ciascuno.

Separazione o divorzio: conseguenze e tutele

In caso di separazione tra coniugi, l'impresa familiare non cessa automaticamente. Con il divorzio, o comunque con la cessazione della prestazione lavorativa del coniuge collaboratore, quest’ultimo perde il diritto di partecipazione e ha diritto alla liquidazione della quota, calcolata considerando gli utili non distribuiti e gli incrementi di valore dell'azienda.

Differenze con l'impresa coniugale

L'impresa coniugale (art. 177 c.c.) si distingue dall'impresa familiare perché presuppone la gestione congiunta dell'azienda da parte di entrambi i coniugi in comunione legale dei beni. Nell'impresa familiare, invece, l'imprenditore resta uno solo e l'altro coniuge assume il ruolo di collaboratore.

Vantaggi e svantaggi dell'impresa familiare

Prima di costituire un'impresa familiare, è fondamentale valutare attentamente pro e contro. La tabella seguente offre una sintesi.

VantaggiSvantaggi
Burocrazia ridotta rispetto alle societàResponsabilità illimitata del titolare
Ottimizzazione IRPEF con splitting del redditoContributi INPS dovuti per ogni familiare
Ruoli e diritti interni definiti per leggeStruttura rigida, difficile ingresso di terzi
Nessun capitale minimo richiestoPochi vantaggi in regime forfettario

Impresa familiare: esempio pratico di calcolo

Consideriamo un'impresa familiare con reddito annuo di 50.000 €, gestita da marito (titolare al 51%) e moglie (collaboratrice al 49%). Il reddito viene così suddiviso: 25.500 € al marito e 24.500 € alla moglie. 

Ciascuno dichiara la propria quota e paga l'IRPEF sulla base degli scaglioni individuali, beneficiando di aliquote più basse rispetto a un unico soggetto che dichiara 50.000 €.

Simulazione comparativa tasse e contributi

La tabella seguente confronta il carico complessivo tra una ditta individuale tradizionale e un'impresa familiare con la stessa redditività.

ScenarioIRPEFINPSNote
Solo titolare (50.000 €)Più alta1 personaAliquota marginale alta
Impresa familiare 51/49Più bassa2 personeAliquote più basse

Alternative all'impresa familiare

L'impresa familiare non è sempre la scelta migliore. Vediamo altre opzioni da considerare.

Quando scegliere una società (SNC, SAS, SRL)

Una società (SNC, SAS, SRL) diventa preferibile con rischi elevati, fatturati importanti o necessità di coinvolgere soci esterni. La SRL offre la limitazione della responsabilità al capitale conferito.

Possibilità di trasformazione futura

Chi avvia un'impresa familiare può successivamente trasformarla in società conferendo l'azienda, mantenendo la continuità aziendale quando l'attività cresce.

FAQ

Si può avere un collaboratore non familiare in un'impresa familiare?

No, l'impresa familiare ammette esclusivamente collaboratori legati da vincoli di parentela, affinità o convivenza con il titolare. Per coinvolgere soggetti esterni è necessario assumere dipendenti o passare a una forma societaria.

Il convivente di fatto ha diritti nell’impresa familiare?

Sì, il convivente di fatto può vedersi riconosciuti diritti analoghi a quelli dell’impresa familiare se collabora stabilmente e in modo effettivo.

L'impresa familiare è compatibile con il regime forfettario?

Sì, ma con limitazioni significative: il reddito non si divide fiscalmente e l'imposta sostitutiva grava interamente sul titolare. Restano invece dovuti i contributi INPS per ogni collaboratore.

Cosa succede se un familiare smette di lavorare nell'impresa?

Se il collaboratore cessa l'attività in modo continuativo e prevalente, perde i diritti connessi alla partecipazione. Ha diritto alla liquidazione della quota maturata, calcolata sugli utili non distribuiti e sugli incrementi dell'azienda.

L'impresa familiare ha una partita IVA propria?

No, l'impresa familiare utilizza la partita IVA del titolare. Resta infatti una ditta individuale a tutti gli effetti, con l'unica particolarità della partecipazione formale dei familiari.

Come viene gestita l'impresa familiare in caso di morte del titolare?

La morte del titolare determina la cessazione dell'impresa familiare come istituto giuridico. Gli eredi possono proseguire l'attività costituendo una nuova impresa o società, eventualmente esercitando il diritto di prelazione sull'azienda previsto dall'art. 230-bis c.c.

Serve sempre il notaio per modificare quote o aggiungere un familiare?

Sì, per mantenere la validità fiscale della ripartizione del reddito è necessario un nuovo atto pubblico o scrittura privata autenticata che rifletta le modifiche apportate alla struttura dell'impresa familiare.

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