La differenza tra regime forfettario e ordinario è una scelta chiave per chi opera con Partita IVA. Scopri come funzionano i due regimi, quali aspetti li distinguono e in quali situazioni può essere utile passare da uno all'altro.
Cosa sono i regimi fiscali?
Capire come funzionano i principali regimi fiscali è il primo passo per scegliere quello più adatto alla tua attività con Partita IVA.. A seconda dei tipi di società e della struttura con cui operi cambiano sia la tassazione sia gli obblighi contabili.
Cos'è il regime forfettario?
Il regime forfettario è un regime fiscale agevolato pensato per chi opera con Partita IVA come persona fisica, in particolare:
- liberi professionisti
- micro-attività
- chi gestisce una ditta individuale con ricavi annui fino a 85.000 €
Si basa su un calcolo forfettario del reddito, ottenuto applicando un coefficiente prefissato al fatturato. Questo metodo elimina la necessità di analizzare ogni singola spesa e rende la gestione fiscale molto più lineare.
Vantaggi del regime forfettario:
- nessuna IVA da gestire
- imposta sostitutiva del 15% o del 5% per le nuove attività
- meno adempimenti e flussi contabili più semplici
Svantaggi del regime forfettario
- impossibilità di dedurre le spese sostenute
- soglia massima di 85.000 € di ricavi
- nessun accesso alle detrazioni IRPEF personali
Cos'è il regime ordinario?
Il regime ordinario è applicato obbligatoriamente alle società di capitali ed è generalmente più adatto alle società di persone, così come alle attività che sostengono dei costi rilevanti. In questo caso il reddito si calcola sottraendo i costi effettivi dai ricavi, con una gestione contabile più articolata, ma anche più accurata.
Vantaggi del regime ordinario
- deduzione delle spese documentate
- accesso a detrazioni fiscali e bonus
- assenza di limiti di ricavo
Svantaggi del regime ordinario
- contabilità ordinaria e gestione dell'IVA
- maggiori adempimenti
- tassazione IRPEF con scaglioni progressivi
Cos'è il regime semplificato?
Oltre al regime forfettario e al regime ordinario, esiste anche il regime semplificato pensato come una soluzione intermedia per imprese individuali e società di persone che rispettano le soglie di ricavo previste dall'art. 18 del DPR 600/1973 (ossia pari a 800.000 € per le attività di commercio e a 500.000 € per le attività di servizi).
Il reddito si determina secondo il principio di cassa “modificato”, con deduzione delle spese effettivamente sostenute. Gli adempimenti sono, inoltre, più leggeri rispetto alla contabilità ordinaria.
Scopri il nostro conto businessQuali sono le differenze tra regime ordinario e regime forfettario?
Quando si mettono a confronto regime forfettario e ordinario, le principali differenze riguardano il metodo di calcolo del reddito, il livello di complessità contabile e la gestione di IVA e contributi.
La tabella seguente riassume gli elementi più rilevanti.
| Aspetto | Regime forfettario | Regime ordinario |
| Semplicità gestionale | Contabilità ridotta, senza registri IVA | Contabilità completa con registri e adempimenti periodici |
| Tassazione | Imposta sostitutiva del 15% (o 5% per nuove attività) | IRPEF progressiva dal 23% al 43% più addizionali |
| IVA | Non si applica e non si versa | Applicazione, liquidazione e dichiarazione obbligatorie |
| Calcolo del reddito | Fatturato × coefficiente di redditività | Ricavi meno costi effettivamente sostenuti |
| Limiti di ricavo | Massimo 85.000 € annui | Nessuna soglia |
| Forme giuridiche | Ditta individuale e liberi professionisti | Ditta individuale, società di persone, società di capitali |
| Contributi INPS | Calcolati sul reddito forfettario, con eventuale riduzione | Calcolati sul reddito netto effettivo |
| Detrazioni e deduzioni | Non previste, salvo contributi | Deduzione dei costi e accesso alle detrazioni IRPEF |
Differenza tra forfettario e ordinario: come cambia la tassazione?
Per capire l'impatto fiscale dei due regimi per una Partita IVA, è utile osservare come varia il reddito imponibile a parità di ricavi.
Immagina un'attività che incassa 40.000 € e sostiene 10.000 € di costi:
Nel regime forfettario, con un coefficiente di redditività del 78%, avremo un reddito imponibile pari a 40.000 € 78% = 31.200 €. Su questo importo si applica, quindi, l'imposta sostitutiva:
- In caso di aliquota ordinaria: 31.200 € x 15% = 4.680 €.
- In caso di aliquota agevolata: 31.200 € x 5% = 1.560 €.
Successivamente, dovranno essere calcolati i contributi INPS. Ipotizzando un libero professionista iscritto alla Gestione Separata INPS (aliquota 26,07%): 31.200 € × 26,07% ≈ 8.135 €
Il reddito sarà, quindi, pari a:
- 31.200 € − 4.680 € − 8.135 € = 18.385 € con aliquota al 15%
- 31.200 € − 1.560 € − 8.135 € = 21.505 € con aliquota al 5%
Nel regime ordinario il reddito imponibile è dato dalla differenza tra ricavi e costi: 40.000 € − 10.000 € = 30.000 €.
Applicando gli scaglioni IRPEF 2025, in assenza di detrazioni personali:
- 23% su 28.000 € = 6.440 €
- 35% su 2.000 € = 700 €
- IRPEF complessiva: 7.140 €
Bisogna, quindi, calcolare i contributi INPS. Ipotizzando la stessa iscrizione alla Gestione Separata INPS (26,07%): 30.000 € × 26,07% ≈ 7.821 €.
Il reddito netto (escluse addizionali regionali e comunali) sarà, perciò, di 30.000 € − 7.140 € − 7.821 € = 15.039 €.
L'esempio evidenzia che, a parità di ricavi, per una Partita IVA il regime forfettario consente una tassazione più contenuta e prevedibile, mentre nel regime ordinario l'imposta risulta più elevata in assenza di deduzioni o di detrazioni fiscali.
Scopri il servizio di fatturazione gratuitoQuando conviene il regime forfettario?
Il regime forfettario risulta più conveniente quando l'attività presenta dei costi operativi limitati e un volume di ricavi che rimane entro la soglia massima prevista dalla normativa. È una scelta efficace per chi necessita di una gestione fiscale snella, priva di gestione IVA e caratterizzata da un'imposta sostitutiva agevolata.
Si adatta in particolare a liberi professionisti, micro-attività e titolari di ditta individuale che non prevedono investimenti rilevanti. È, inoltre, indicato per chi desidera una maggiore prevedibilità del carico fiscale e una riduzione degli adempimenti amministrativi.
Quando conviene il regime ordinario?
Il regime ordinario diventa più vantaggioso quando l'attività sostiene costi significativi e la deduzione analitica delle spese consente di ridurre in modo efficace il reddito imponibile.
È una soluzione adatta a imprese con una struttura più articolata oppure a chi prevede una crescita dei ricavi oltre i limiti del forfettario. Risulta, inoltre, indicato per attività che gestiscono investimenti, acquisti ricorrenti od operazioni complesse e che necessitano della piena accessibilità a detrazioni, nonché a benefici fiscali.
È possibile passare da un regime all'altro?
Il cambio dal forfettario all'ordinario avviene automaticamente dall'anno successivo quando si superano gli 85.000 € di ricavi, mentre è immediata se si oltrepassano i 100.000 €. È comunque possibile optare volontariamente per l'ordinario comunicando la scelta all'Agenzia delle Entrate all'inizio dell'anno.
Il ritorno al regime forfettario è consentito solo se si rispettano nuovamente tutti i requisiti di legge. La scelta si applica dall’inizio dell’anno fiscale in cui si posseggono i requisiti.
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