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Tasse ditta individuale: quali e quante tasse si pagano e come diminuire la pressione fiscale

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Tassazione di una ditta individuale

Tasse ditta individuale: un argomento complesso che potrebbe persino frenare coloro che vogliono aprire una ditta individuale. 

In realtà, conoscere le tasse da pagare e quali siano i modi per ridurre la pressione fiscale può aiutarti a scegliere la giusta attività per te – e a rivalutare la tua, qualora ne avessi già avviata una. 

Quali sono le tasse da pagare per una ditta individuale? 

Quando si parla di tasse è bene includere anche imposte e contributi previdenziali. 

Per tutti coloro che vogliono aprire la partita IVA per una ditta individuale, il 2022 ha introdotto alcune novità di cui può beneficiare anche un lavoratore autonomo – incluso un libero professionista: con la nuova legge di bilancio vengono escluse dal pagamento dell’IRAP le persone fisiche, alle quali vengono equiparate anche le ditte individuali – poiché possono essere ricondotte a un solo titolare, il quale deve necessariamente essere una persona fisica. 

La pressione fiscale ha così subito una diminuzione, anche se bisogna considerare un’altra imposta – l’IRPEF (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche) – le cui aliquote sono diventate quattro, equiparando tutti coloro che hanno ricavi per più di 50.000 euro annui. 

Inoltre, bisogna considerare che il titolare di una ditta individuale deve procedere con l’iscrizione della stessa presso la Camera di Commercio competente: ciò significa che dovranno essere versati circa 300 euro l’anno per le tasse di iscrizione e il mantenimento della ditta presso il Registro delle Imprese. 

Prima di procedere con un’analisi più dettagliata delle imposte che una ditta individuale deve pagare, è necessario specificare che sarà la contabilità a determinare gli importi a seconda dei casi: dal regime fiscale dipenderanno infatti tasse, imposte, contributi, modalità di fatturazione. 

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Quante tasse paga una ditta individuale? 

Una volta eliminata l’IRAP, sono principalmente due le voci che costituiscono la pressione fiscale per una ditta individuale: 

  • IRPEF;
  • IVA.

Ma, come abbiamo anticipato, sarà il regime fiscale a determinare il modo di calcolare il reddito imponibile – e anche le imposte da versare: 

  • Con il regime forfettario, le fatture della ditta non dovranno includere l’IVA. L’IRPEF e altre eventuali addizionali regionali e comunali sono invece sostituite da un’imposta sostitutiva che corrisponde al 5% o al 15% dell’imponibile, a seconda dei casi.

L’imponibile viene stabilito forfettariamente: alla ditta individuale verrà associato un codice ATECO a seconda dell’attività, e in base a questa andrà stabilito l’imponibile. 

Il regime fiscale influisce anche sui contributi previdenziali: le ditte individuali che aderiscono al regime forfettario hanno una riduzione del 35% sui contributi da versare alla Gestione IVS. 

Va specificato che l’imponibile viene calcolato secondo il principio di cassa per il semplificato – come anche per il forfettario – e con il principio di competenza per il regime ordinario. Sia nel caso del semplificato che dell’ordinario si possono dedurre i costi sostenuti per l’attività – secondo le modalità stabilite per legge. 

Una volta fatte detrazioni e deduzioni, si otterrà il reddito su cui poter calcolare l’imponibile: in entrambi i casi va aggiunta l’IVA in fattura, e pertanto questa dovrà essere versata nelle casse dello Stato secondo le modalità e le scadenze previste. 

Per quanto riguarda l’IRPEF, la si pagherà naturalmente quale imposta progressiva: l’aliquota è del 23% per i redditi fino a 15.000 €, del 25% per i redditi da 15.000 € a 28.000 €, del 35% per i redditi da 28.000 € fino a 50.000 €, del 43% per i redditi superiori a 50.000 €. 

Come abbassare la tassazione di una ditta individuale?

Contrariamente a quanto accade con il lavoro dipendente, un imprenditore titolare di una ditta individuale dovrà decidere quali siano le strategie migliori da adottare per poter ottimizzare i costi e diminuire la pressione fiscale. 

Abbiamo già visto che il regime contabile è un punto fondamentale: scegliere quello giusto significa avere la possibilità di non dover pagare più del dovuto. 

Finché non si superano i limiti previsti per ogni regime contabile, l’imprenditore può scegliere quale sia il regime migliore da adottare per la propria ditta individuale.

A seconda del tipo di attività e del codice ATECO, un imprenditore potrebbe essere soddisfatto con la percentuale di spese che vengono dedotte forfettariamente, scegliere il forfettario e beneficiare dell’imposta sostitutiva al 5% per i primi 5 anni se rispetta i requisiti. 

Ma potrebbe anche non ritenere conveniente la percentuale di spese dedotte per la propria attività: i costi effettivi potrebbero superare quelli predeterminati, e potrebbe voler usufruire delle altre deduzioni e detrazioni previste anche per le spese promiscue. In questo caso, potrebbe trovare più conveniente il semplificato – qualora ritenesse vantaggioso per la sua attività il principio di cassa – o l’ordinario – qualora volesse evitare qualunque limite relativo ai ricavi annuali dell’attività. 

Come puoi vedere, ogni caso va valutato singolarmente, ma esistono gli strumenti per poter avviare e mantenere un’attività proficua. 

Conclusioni

La tassazione di un’impresa individuale potrebbe scoraggiare i futuri imprenditori, ma con una buona conoscenza del sistema fiscale e previdenziale italiano, un’ottima analisi preliminare dell’attività e il sostegno di un servizio come quello offerto da FINOM, potrai avviare e mantenere una ditta individuale che rispecchi i tuoi obiettivi finanziari. 

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