Le fatture false rappresentano una delle violazioni più gravi nel campo fiscale e penale. Possono coinvolgere imprenditori, professionisti (anche nei primi anni dopo aver aperto Partita IVA) e perfino i commercialisti. Vediamo, quindi, cos’è una fattura falsa, quando costituisce reato, cosa si rischia e come riconoscerla.

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Fatture false: definizione e tipologie

Una fattura falsa è un documento che non corrisponde alla realtà dei fatti emesso con il solo obiettivo di evadere le imposte o di ottenere indebiti vantaggi fiscali.

Si parla di “fattura per operazioni inesistenti” quando il bene o il servizio indicato non è mai stato fornito. Se, invece, la prestazione c’è stata, ma il prezzo riportato è molto più alto del reale, si parla di “sovrafatturazione”.

In altri casi, la fattura può contenere dati veri solo in parte: ad esempio, può indicare un soggetto diverso da quello che ha eseguito il lavoro, oppure contenere una modifica delle quantità o delle descrizioni. Anche queste situazioni rientrano nella falsa fatturazione.

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Quando si configura il reato di false fatture?

Il reato di false fatture è disciplinato dal D.Lgs. 74/2000, il quale distingue tra chi emette la fattura falsa (art. 8) e chi la utilizza nella propria contabilità (art. 2).

A differenza di altri reati fiscali, non esiste una soglia minima: anche una sola fattura, di un valore irrisorio, è rilevante ai fini penali.

Alcune frodi si basano, inoltre, sull’uso improprio di meccanismi particolari come il reverse charge, che in certi settori trasferisce l’obbligo di versare l’IVA dal fornitore al cliente.

Tuttavia, il caso delle fatture false non sempre è reato. Se si tratta, ad esempio, di una svista nella compilazione o di dati inseriti in modo impreciso, ma senza dolo, si parla di errore materiale o di irregolarità formale. In questi casi, si applicano solo sanzioni amministrative e non penali.

Emissione di fatture false: chi ne risponde e conseguenze

In genere, il soggetto responsabile è il fornitore o il prestatore di servizi, ma possono essere coinvolti anche clienti compiacenti o prestanome utilizzati per creare una struttura fittizia.

La responsabilità non si limita all’autore materiale del documento: anche chi utilizza la fattura nella propria contabilità può essere perseguito penalmente, se sapeva (o avrebbe dovuto sapere) che si trattava di un’operazione inesistente.

Bisogna fare attenzione anche al ruolo degli amministratori, dei soci o dei delegati: se autorizzano o non impediscono consapevolmente la falsa fatturazione, rischiano di essere penalmente perseguibili per concorso di reato.

Oltre a commettere un illecito, chi emette delle fatture false può ottenere vantaggi fiscali indebiti e alterare il mercato, generando una forma di concorrenza sleale nei confronti di chi, invece, opera nel modo corretto.

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Fatture false: cosa si rischia?

Per importi fino a 100.000 €, il reato di fatture false è punito con la reclusione da 1 anno e 6 mesi a 6 anni. Oltre questa soglia, la pena va da 4 a 8 anni. A queste si aggiungono le sanzioni fiscali, tra cui il recupero delle imposte, interessi, multe e la possibile confisca dei beni legati al reato.

Le riforme introdotte dal D.Lgs. 87/2024 e dalla riforma Cartabia (D.Lgs. 150/2022) prevedono dei benefici per chi regolarizza la propria posizione: se il debito viene saldato per intero, anche a rate, prima della fine del primo grado, è possibile ottenere una riduzione della pena fino alla metà ed evitare le sanzioni accessorie.

Inoltre, secondo la più recente giurisprudenza (in particolare la sentenza della Cassazione n. 19675 del 27 maggio 2025) è possibile beneficiare della non punibilità in caso di particolare tenuità del fatto. Ciò si applica anche retroattivamente, offrendo una tutela ulteriore ai contribuenti che regolarizzano tempestivamente la loro posizione.

Cosa rischia il commercialista con le fatture false?

Anche il commercialista o il consulente fiscale possono essere chiamati a rispondere penalmente se coinvolti nella gestione o registrazione di fatture false. La responsabilità può derivare da una condotta dolosa, quando il professionista è consapevole dell’illecito, oppure da colpa grave, se non ha rilevato anomalie evidenti che, con la normale diligenza professionale, avrebbe dovuto riconoscere.

Il commercialista, infatti, può essere considerato concorrente nel reato di emissione o utilizzo di fatture false anche se non ne ha tratto un vantaggio diretto, purché risulti che sapeva (o avrebbe potuto sapere) della natura fraudolenta dell’operazione.

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Fatture false: esempi pratici e casi reali

Le fatture false possono presentarsi in molte forme, ma ci sono alcuni schemi ricorrenti che aiutano a riconoscerle.

La consulenza fantasma

Una società di servizi emette delle fatture per consulenze mai svolte, intestate a un’altra azienda con cui ha rapporti informali. I documenti sono formalmente corretti, ma servono solo a creare dei costi deducibili al fine di ridurre l’imponibile fiscale.

Il giro di fatture tra società collegate

Due società riconducibili allo stesso gruppo si scambiano fatture per operazioni fittizie, come forniture mai avvenute o servizi immateriali generici. L’obiettivo è spostare costi e IVA a vantaggio della società fiscalmente più esposta o migliorare i bilanci in vista di un accordo con i creditori.

Il fornitore inattivo

Un imprenditore riceve una fattura per lavori di ristrutturazione da una ditta mai contattata direttamente. L’importo è elevato, ma mancano preventivi, sopralluoghi e bonifici. Un controllo incrociato tra SDI e Registro delle Imprese rivela che la ditta è solo formalmente attiva e ha già emesso fatture simili verso altri soggetti.

Come capire se una fattura è falsa?

Al fine di individuare una potenziale fattura falsa, è fondamentale verificare con attenzione i dati del fornitore, come codice fiscale e Partita IVA, assicurandosi che corrispondano a soggetti realmente esistenti e operativi.

Anche la descrizione dell’operazione va letta con attenzione: deve essere chiara, dettagliata e coerente con il tipo di prestazione ricevuta. Importi fuori mercato o diciture troppo generiche possono essere indizi di un’operazione fittizia.

Per una verifica più approfondita, è utile confrontare le informazioni contenute nella fattura con quelle presenti su sistemi come lo SDI (Sistema di Interscambio), il DURC o i registri ufficiali delle Camere di Commercio.

Infine, se si riceve una fattura da un soggetto con cui non si hanno mai avuto rapporti commerciali, è bene usare la massima cautela. In questi casi, meglio sospendere il pagamento e richiedere ulteriori chiarimenti, così da evitare possibili rischi fiscali o penali.

Reato di fatture false: prescrizione e tempi

Anche il reato di fatture false è soggetto a prescrizione, ovvero può essere perseguito solo entro un certo periodo di tempo. In linea generale, il termine è di 8 anni, ma può essere esteso fino a 10 anni in presenza di atti che interrompono il decorso, come un avviso di garanzia o una richiesta di rinvio a giudizio.

Il momento in cui la prescrizione comincia a decorrere dipende dal tipo di condotta:

  • per chi emette la fattura, dalla data di emissione
  • per chi la utilizza, dalla presentazione della dichiarazione fiscale

Negli ultimi anni, la Corte di Giustizia dell’Unione europea ha invitato i giudici italiani a usare maggiore flessibilità nell’applicare le regole previste dalla normativa, soprattutto in caso di frodi IVA gravi.

Se le leggi nazionali rischiano di rendere inefficace la punizione del reato (come nel caso della prescrizione), possono anche essere disapplicate, così da tutelare meglio gli interessi finanziari dell’Unione. L’obiettivo è evitare che chi commette frodi particolarmente dannose resti impunito per soli motivi formali.

Fatture false e implicazioni fiscali

Quando una fattura viene considerata falsa, le conseguenze fiscali possono essere molto pesanti. I costi diventano indeducibili, l’IVA non è detraibile e l’importo viene riattribuito al reddito imponibile, con un conseguente aumento delle imposte da versare (IRPEFIRESIRAP). Oltre a questo, possono scattare delle importanti sanzioni pecuniarie.

Anche se l’operazione non è mai avvenuta, l’IVA indicata in fattura rimane comunque dovuta da chi ha emesso il documento.

Sul piano contabile, una fattura falsa può comportare la rettifica del bilancio, la cancellazione di eventuali crediti d’imposta non spettanti e una revisione generale delle scritture legate all’operazione contestata. I controlli automatizzati dell’Agenzia delle Entrate rendono sempre più difficile sfuggire agli accertamenti.

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