Aprire la Partita IVA come libero professionista è un passo essenziale per operare regolarmente come lavoratore autonomo. Questo step può spaventare all’inizio, ma rappresenta una grande opportunità se affrontato consapevolmente. In questo articolo analizziamo le procedure corrette, i costi annuali e le imposte da considerare.

Contenuti

Perché aprire la Partita IVA da libero professionista?

Quando un’attività lavorativa saltuaria e occasionale diventa un’attività professionale abituale, anche se non esclusiva, senza vincolo di subordinazione, in Italia è necessaria l’apertura della Partita IVA da libero professionista per:

  • stipulare contratti di consulenza o di prestazione di servizi in modo trasparente, definendo chiaramente tariffe, tempistiche e condizioni
  • emettere fattura elettronica
  • svolgere in modo abituale e continuativo un’attività professionale, superando il carattere occasionale della prestazione occasionale

Come aprire la Partita IVA da libero professionista

L’iter burocratico per aprire la Partita IVA da libero professionista richiede, in genere, poche ore e si articola in tre fasi principali. Prima di iniziare, verifica se hai un inquadramento da libero professionista o da ditta individuale: se offri servizi intellettuali senza un’organizzazione commerciale complessa o un negozio, sei un libero professionista; altrimenti potresti rientrare nella categoria delle ditte individuali.

1. Scelta del codice ATECO

Il primo passo consiste nell’individuare il codice ATECO, ovvero il codice alfanumerico che identifica la tipologia di servizi offerti a fini fiscali. Per individuare il codice ATECO, basta consultare l’apposita sezione del sito dell’ISTAT o dell’Agenzia delle Entrate.

2. Compilazione e invio del modello di inizio attività

Individuato il codice ATECO corretto, è necessario comunicare l’inizio dell’attività all’Agenzia delle Entrate, compilando il modello AA9/12 e inviandolo per via telematica tramite un commercialista abilitato o tramite il portale dell’AdE.

3. Attivazione della fatturazione elettronica

L’obbligo di fatturazione elettronica riguarda ormai la maggior parte dei lavoratori autonomi per cui è necessario dotarsi di un software gestionale adeguato.

Quali sono i costi della Partita IVA per libero professionista?

Comprendere i costi di una Partita IVA da libero professionista ti consente di pianificare il budget e gestire il tuo cash flow senza sorprese fin dal primo giorno.

Costi di registrazione, costi fissi e costi annuali della Partita IVA da libero professionista

Aprire una Partita IVA da libero professionista non comporta costi; la richiesta all’Agenzia delle Entrate è gratuita.

L’eventuale consulenza di un commercialista per l’apertura comporta un costo iniziale di circa 150-300 €.

I principali costi annuali includono:

  • Commercialista: costo ricorrente, variabile in base al regime fiscale e ai servizi richiesti. Per il regime forfettario può essere compreso tra 300 e 1.200 € l’anno; per il regime ordinario varia tra 1.500 e 4.000 €.
  • Software di fatturazione elettronica: costo ricorrente opzionale. Può essere gratuito se utilizzato tramite il portale dell’Agenzia delle Entrate, mentre le soluzioni private possono partire da circa 30 € l'anno e superare i 100 € a seconda del piano.
  • Diritto camerale: dovuto solo se l'attività richiede l'iscrizione al Registro delle Imprese; nel 2026 è pari a 44 € per le imprese individuali iscritte nella sezione speciale e a 100 € per quelle iscritte nella sezione ordinaria.
  • Tasse: costo variabile in base al reddito imponibile e al regime fiscale. Nel forfettario, l'imposta sostitutiva è del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni se sono rispettati i requisiti.
  • Contributi INPS: costo variabile in base al reddito e alla gestione previdenziale. Per i professionisti iscritti alla Gestione Separata senza altra copertura previdenziale, l'aliquota 2026 è di circa il 26%.

Marca da bollo: costo variabile di 2 € sulle fatture senza IVA superiori a 77,47 €, quando dovuta.

Quali spese può dedurre un libero professionista? 

costi deducibili sono le spese sostenute per lo svolgimento dell’attività che, riducendo il reddito imponibile, consentono di pagare meno imposte. Tra questi costi troviamo:

  • acquisto di attrezzature e strumenti di lavoro
  • corsi di formazione professionale
  • canone di un ufficio/coworking
  • utenze/telefono professionali
  • carburante/spese per veicoli usati nella propria attività, entro certi limiti

La concreta possibilità di dedurre queste spese dipende dal regime fiscale adottato.

Regime forfettario e ordinario: come cambiano i costi e le tasse?

Fino a 85.000 € di ricavi annuali si può accedere al regime forfettario, se si rispettano i requisiti previsti. Questo regime prevede:

  • imposta sostitutiva del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni quando ricorrono i requisiti per le nuove attività
  • non si applica l’IVA in fattura
  • non si gestisce la liquidazione IVA

Le spese non sono deducibili analiticamente, ma, in base al codice ATECO, il fisco applica un coefficiente di redditività che riduce la base imponibile.

Se i compensi superano 85.000 € ma non 100.000 €, si esce dal forfettario dall’anno successivo; oltre 100.000 €, l’uscita avviene nello stesso anno. Il regime ordinario può anche essere scelto volontariamente per scaricare i costi dell’attività secondo le regole e i limiti previsti. Le tasse seguono i normali scaglioni IRPEF (a partire dal 23%) e occorre gestire l’IVA. Anche la parcella del commercialista può essere più alta a causa della maggiore complessità contabile.

Quali contributi INPS pagano i liberi professionisti

Oltre ai costi fissi e alla tassazione, ogni libero professionista deve versare i contributi previdenziali. 

Se l’attività svolta non prevede l’iscrizione a un Albo o a un Ordine di riferimento, l’iscrizione avviene alla Gestione Separata INPS, in cui i contributi INPS vengono calcolati in percentuale sul reddito effettivo, con un’aliquota pari al 26,07% per i professionisti privi di un’altra cassa previdenziale o di pensione.

FAQ

Un libero professionista può lavorare senza Partita IVA?

Se svolgi prestazioni sporadiche e occasionali, puoi emettere una semplice ricevuta. Appena l’attività diventa abituale, anche se non esclusiva, e anche se incassi meno della soglia previdenziale dei 5.000 € l’anno, scatta l’obbligo di aprire la Partita IVA.

Qual è il codice ATECO corretto per un libero professionista? 

Il codice ATECO varia in base all’attività che svolgi e può essere individuato nelle sezioni dedicate del sito dell’ISTAT o dell’Agenzia delle Entrate. 

Come posso verificare la Partita IVA di un libero professionista?

Basta accedere al portale dell’Agenzia delle Entrate e inserire le 11 cifre della Partita IVA. Se necessiti di dettagli societari o legali più strutturati per professionisti iscritti ad albi o registri aziendali, puoi richiedere una visura o un controllo dedicato.

Il regime forfettario è adatto ai giovani liberi professionisti?

Sì, può essere conveniente per chi inizia, se rispetta i requisiti e ha una struttura di costi compatibile con il regime: l'aliquota sostitutiva del 5% per i primi 5 anni può ridurre il carico fiscale.

Come si chiude la Partita IVA di un libero professionista?

La chiusura della Partita IVA per un libero professionista è gratuita e si comunica all’Agenzia delle Entrate tramite modello AA9/12 entro 30 giorni dalla cessazione dell’attività.

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