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I pagamenti contactless: cosa sono e come funzionano

I pagamenti contactless sono quei pagamenti che si possono realizzare attraverso un sistema che non richiede un contatto diretto tra gli strumenti di pagamento usati a tal fine (come carte di credito o dispositivi mobili) e i terminali autorizzati a ricevere il pagamento (POS).

Da qui il nome contactless che letteralmente si traduce “senza contatto”; è sufficiente infatti avvicinare la carta o il cellulare al POS e il gioco è fatto.

Numerosi report, tra cui il più recente “Contactless Payments: Market status, Vendor Analysis, Market Forecasts 2020–2024” di Juniper Research, mettono in evidenza come i pagamenti attraverso i dispositivi mobile stanno diventando sempre più frequenti in tutto il mondo. Si prevede che entro la fine di quest’anno il valore delle transazioni effettuate attraverso pagamenti contactless raggiungeranno, a livello globale, 1,8mila miliardi di dollari per arrivare ai 5.5mila miliardi di euro entro il 2024, qualora questo trend rimanga costante.

Anche in Italia, dove il Governo sta mettendo a punto una strategia ad hoc a supporto dei pagamenti elettronici come strumento di lotta all’evasione fiscale, i pagamenti contactless stanno diventando sempre più frequenti.
Una ricerca dell’Osservatorio Mobile Payment del Politecnico di Milano del 2019 conferma questo trend positivo: nel corso del 2018, questa tipologia di pagamenti è cresciuta di oltre il 50% rispetto all’anno precedente con un boom del mobile proximity payment, che ha registrato oltre 15,6 milioni di transazioni effettuate in negozio con lo smartphone, per un equivalente di 530 milioni di euro.

In questo articolo spiegheremo, in particolare, cosa è il mobile proximity payment e come funzionano Google Pay e Apple Pay, i due sistemi di pagamento accessibili da mobile disponibili in Italia rispettivamente dal 2018 e dal 2017.

Il mobile proximity payment: cosa è

Con il termine proximity payment intendiamo pagamenti elettronici di prossimità, ossia quei pagamenti che richiedono una vicinanza fisica tra l’acquirente e il venditore del prodotto/servizio che si intende acquistare. La transazione sfrutta le potenzialità del sistema contactless e cardless, consentendo di effettuare pagamenti con un dispositivo mobile attraverso trasmissioni wireless a corto raggio.

Le tecnologie su cui si basa questo tipo di operazione sono le cosiddette NFC (Near Field Communication): pensiamo a servizi come Apple Pay e Google Pay, di cui parleremo in questo articolo. Basta semplicemente avvicinare il telefono al POS senza toccare nulla per portare a termine la transazione.

Inoltre, anche i pagamenti attivati da codici bidimensionali come QR Code e Data Matrix sono considerati proximity payment. Così come i servizi di pagamento mobile che usano la geolocalizzazione e il numero di cellulare.

Il mobile proximity payment ormai funziona anche con gli sportelli bancomat, ed è il sistema con cui si possono prelevare contanti all’ATM senza carta, tramite lo smartphone. Si tratta di una vera e propria comodità offerta da un numero sempre maggiore di banche. Grazie a questo sistema si può gestire l’operazione con l’app del mobile banking e portarla a termine dallo schermo del bancomat.

Google Pay: cosa è e come funziona

Google Pay è il portafoglio digitale aperto a tutti i dispositivi mobile (quindi, sia quelli con sistema operativo Android sia quelli basati su iOS) ideato da Google per raggruppare in un’unica applicazione carte di credito e bancomat dell’utente. La persona che registra la propria carta di pagamento in Google Pay non ha più bisogno di portarla con sé al supermercato o in qualsiasi altro esercizio commerciale dove è possibile pagare con Google Pay mediante la tecnologia NFC. Mediante il sistema di pagamento di Big G, sbarcato in Italia a settembre 2018, è poi possibile completare acquisti su Play Store (app a pagamento o add-on di applicazioni già scaricate in precedenza), siti di e-commerce e store online di marchi famosi. Inoltre, questo servizio di Google ha introdotto il supporto alle carte d’imbarco e ai biglietti per eventi, tra cui i concerti. In Google Pay, inoltre, possono anche essere aggiunte le tessere fedeltà e le gift card.

Più nel dettaglio, per utilizzare Google Pay occorre collegare all’app Google Pay una carta di credito, di debito o prepagata (Maestro, MasterCard, Visa) emessa da una qualsiasi delle banche e istituti di credito che hanno aderito a questo sistema di pagamento. Gli utenti possono decidere di attivare il servizio anche direttamente nell’app di mobile banking della propria banca. A questo punto per completare la transazione pagare è sufficiente accostare il telefono (l’app è compatibile con i terminali dotati di Android dalla versione 5.0 in poi) a un terminale contactless/NFC.

Apple Pay: cosa è e come funziona

Apple Pay è il servizio che consente di pagare nei negozi fisici e online, nelle app che lo supportano e sui siti web in Safari usando l’iPhone, l’iPad, il Watch o il Mac. Il tutto avviene in modo veloce, semplice e sicuro tramite tecnologia NFC e previa associazione della carta di credito, di debito o carte fedeltà del punto vendita all’account Apple.

Al momento di pagare in un negozio o al supermercato, basterà tirare fuori l’iPhone, avvicinarlo al POS e il gioco sarà fatto.

In fase di registrazione al servizio Apple Pay, l’utente deve inserire i dati della propria carta di pagamento: i dati non verranno memorizzati né sul dispositivo né su altri server Apple, poiché a ciascun utente viene assegnato un codice univoco crittografato (il cosiddetto Device Account Number) salvato nel Secure Element del dispositivo.

L’autorizzazione di ciascuna transazione avviene attraverso un codice dinamico che si applica solo a quello specifico acquisto, grazie all’implementazione di Mastercard Digital Enablement Service (MDES), sistema di tokenizzazione conforme alle specifiche EMV di Mastercard.

La funzione Touch ID completa le funzionalità di sicurezza, introducendo un elemento di identificazione biometrica dell’utente, prima di autorizzare la transazione.

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