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Back to work | I consigli della #preside digitale Donata Columbro per conciliare famiglia e lavoro

Back to work | I consigli della #preside digitale Donata Columbro per conciliare famiglia e lavoro

È tempo di ritorno al “new normal” con la riapertura delle scuole e degli uffici, ma è anche il momento per mettere in pratica tutto ciò che abbiamo imparato nei mesi di lockdown, a partire dalla capacità di mettere insieme famiglia e lavoro, ottimizzando tempo e spazio a disposizione.

Per darvi qualche consiglio utile abbiamo sentito Donata Columbro, giornalista, attivista e imprenditrice. Donata è “la preside” della Dataninja School e mamma di un bambino di due anni.

Donata, innanzitutto grazie per il tempo che ci hai dedicato. Raccontaci di te, del tuo percorso professionale e del perché hai scelto la strada della libera professione, pur avendo ricevuto per ben due volte la proposta di un contratto indeterminato in una realtà internazionale.

Ho un percorso professionale non convenzionale, a partire dai miei studi e dove mi hanno portato. Ho una laurea triennale in cooperazione allo sviluppo e in diritti umani, a cui poi ho aggiunto una specialistica in relazioni internazionali: una scelta dettata dalla mia voglia di “cambiare il mondo”, che mi accompagna sin dalle scuole superiori.

I libri di Ryszard Kapuściński , e il suo modo di raccontare l’Africa, hanno fatto in modo che provassi una grande attrazione per il mondo del giornalismo. Sono così finita a lavorare per 4 anni nel mensile di una federazione di organizzazioni non governative, dove mi sono occupata proprio di cooperazione e di Africa. Ho viaggiato molto durante questo lavoro, proprio per cercare storie di innovazione, startup e tecnologia che riguardassero l’Africa. Ne ho trovate molte.

Tra il 2013 e il 2015 sono arrivata a Roma per lavorare nella redazione di Internazionale. È stata una scuola fondamentale per l'approccio alla scrittura, alla verifica delle fonti, alla scelta del linguaggio e delle parole da usare per raggiungere i lettori. Finita l'avventura da giornalista in redazione, ho continuato da freelance a collaborare con varie testate, ma la mia anima da attivista era attirata anche dal poter aiutare le organizzazioni a migliorare nella loro comunicazione digitale. È iniziata, dunque, la mia vita da consulente in questo ambito. Per 2 anni ho collaborato con Change.org e Produzioni dal Basso, due piattaforme di cambiamento sociale, di petizioni l'una e di crowdfunding l'altra, dove ho accumulato tantissima esperienza nel campaigning digitale, che altro non è che il “marketing delle buone cause”: non si vende un prodotto, ma un'idea di cambiamento positivo per le comunità.

Proprio a Change.org ho avuto l’occasione di fermarmi firmare un contratto a tempo indeterminato, ma ho sempre visto come limitante la carriera in azienda. Nel corso degli anni avevo conosciuto e collaborato con i giornalisti dietro il nome di Dataninja, che nel 2016 è diventata una srl. Nel 2018 sono diventata socia di questa realtà con l'idea di aiutare le organizzazioni non governative a usare meglio i dati nel proprio lavoro. Da lì è nata l'idea di ampliare il supporto anche a realtà che non fossero solo ONG. Abbiamo fondato la Dataninja School, di cui sono "la preside", come ormai sono conosciuta, occupandomi del progetto insieme ad altre persone molto in gamba come Alice Corona e i miei soci.

Il lockdown dei mesi scorsi ha messo a dura prova i nervi di tante famiglie, ma soprattutto delle donne e mamme che hanno dovuto cambiare improvvisamente le proprie abitudini di vita e di lavoro. Come hai affrontato quei mesi? E quali lezioni hai imparato nella gestione simultanea dei tuoi impegni di lavoro e di mamma?

A questa domanda rispondo con una "protesta": il lockdown ha cambiato il lavoro e la quotidianità anche dei papà! Se continuiamo a parlare solo di cosa è successo alle mamme quando hanno chiuso le scuole entriamo nel circolo vizioso della “profezia che si autoavvera”: ossia, le mamme continueranno a essere viste dalle aziende e dai clienti, se freelance, come delle risorse umane problematiche. Lavorare da casa con i bambini è stato difficile anche per i padri, e la risposta più onesta me l'ha data una persona a cui ho chiesto come faceva a gestirsi con la compagna e i due figli. La sua risposta è stata secca: “litigando tutti i giorni". Il mio compagno e io ci siamo organizzati, dividendoci equamente le giornate per contemperare esigenze familiari e lavorative, soprattutto per garantire al nostro piccolo di 2 anni totale attenzione per il tempo a lui dedicato.  Questa organizzazione ha significato anche dover utilizzare le ore serali per portare a termine i rispettivi task lavorativi, ma alla fine abbiamo  trovato un nostro equilibrio. Credo, poi, che sospendere le trasferte di lavoro sia stato un toccasana per poter gestire al meglio tutti gli impegni. Temevo non sarei mai riuscita a rinunciare alle trasferte, ma ora penso proprio che farò meno trasferte di lavoro anche nei prossimi mesi.

Settembre è il mese del ritorno al new normal; pian piano gli uffici e i co-working si stanno ripopolando. Come affronterai questo new normal e quali consigli vorresti condividere con chi si trova nella tua stessa situazione?

Ogni anno a settembre io parto alla caccia di coworking perché sostengo di non riuscire a lavorare bene da casa, ma stavolta non ci proverò nemmeno. Una lezione che ho imparato è che ci si può adattare a spazi che non pensavi nemmeno di poter avere, e che alla fine la socialità la posso trovare in momenti extra lavorativi, non per forza in ufficio. Al momento trovo sia troppo rischioso affittare una scrivania in un luogo condiviso. Vorrei affrontare i prossimi mesi pensando che durante il lockdown ho raggiunto anche piccoli successi professionali, pur lavorando in una situazione problematica, di disagio, con poco tempo a disposizione. Quando le condizioni esterne non sono favorevoli è inutile lamentarsi, meglio ottimizzare spazi e tempi e darsi da fare. Penso, ad esempio allo studio: durante il lockdown ho letto molti saggi di lavoro, pur avendo in teoria meno ore a disposizione. Questo mi ha insegnato che la frase “non ho tempo” è quasi sempre una scusa.

Donata non ha alcun accordo commerciale con FINOM e la ringraziamo per il suo tempo e per i suoi consigli.

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